Skip to Content

IL METODO TRADIZIONALE DELLA MESSA A RISPOSO DELLE UVE IN VALPOLICELLA CANDITATO A

Avviato il percorso di candidatura a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco della “Messa a riposo delle uve”: tecnica virtuosa, tramandata di generazione in generazione da oltre 1500 anni nella Valpolicella

Valpolicella, 27 ottobre 2022 – Nel territorio della Valpolicella, da circa tre anni, il Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, ha maturato l’idea di candidare la tecnica della messa a riposo delle uve a patrimonio immateriale dell’umanità.
Questa antica tecnica consiste in un “lento appassimento delle uve che, appena raccolte, sono poste sulle arele ovvero su dei graticci di canna di palude” spiega Christian Marchesini, Presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella e del Comitato Promotore. Continua poi Matteo Tedeschi segretario del Comitato Promotore “Questa metodologia rispecchia pienamente l’evoluzione culturale di questo territorio e delle sue genti e le sue vocazioni storiche. Le realtà locali, al fine di salvaguardare questa preziosa tradizione e di assicurare la trasmissione delle relative conoscenze alle nuove generazioni, hanno costituito un Comitato Promotore e hanno avviato il percorso di candidatura dell’elemento nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale della Convenzione UNESCO del 2003”.

Nell’aprile 2022 viene a tale scopo costituito il Comitato Promotore della candidatura a patrimonio culturale immateriale, portavoce del Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, oltre che della comunità della Confraternita Snodar, del Palio del Recioto, dell’Università degli Studi di Verona, della Fondazione Valpolicella, della Strada del Vino Valpolicella e dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.

Il Comitato è un’organizzazione deputata ad animare il territorio e sensibilizzare i cittadini sul tema dell’appassimento, raccogliendo testimonianze e documentazione storica a comprova delle antiche radici su cui si basa tale tecnica. Tale tecnica di lavorazione dell’uva, qualifica in modo univoco il vino prodotto nel territorio della Denominazione. L’appassimento delle uve è un processo di trasformazione fortemente identitario della Valpolicella, tramandato sin dall’epoca romana, di generazione in generazione, oggi strettamente interconnesso al tessuto sociale e culturale di questo territorio.

In sinergia con Comitato promotore, lavora per il percorso di candidatura anche il Comitato scientifico, organo consultivo di esperti antropologi, enologi e giuristi con il compito di attivare l’articolato processo di studio, analisi e documentazione della tecnica di appassimento dell’uva della Valpolicella, necessario per la redazione del dossier di candidatura.

La stesura di tale documento impone tempi lunghi, studi approfonditi e passa attraverso un processo di sensibilizzazione di dei cittadini. Il coinvolgimento della popolazione è parte fondamentale del percorso di candidatura e si esplica attraverso l’organizzazione di incontri pubblici dove la popolazione viene erudita sul percorso intrapreso e le attività necessarie a conseguire il riconoscimento UNESCO. Tali incontri vengono chiamati “call to action” e il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella ad oggi ne ha calendarizzati quattro: nella zona “Classica”, nella zona “Valpantena”, nella zona “DOC orientale” e una call to action finale nella città di Verona, la più vitata del Veneto con ben 1.300 ettari all’interno dei suoi confini.

Il 21 ottobre 2022 nella zona “Valpantena” si è tenuta, con grande adesione di istituzioni, media, cittadinanza e filiera produttiva, la II° call to action. Il processo di riconoscimento della tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella a Patrimonio Immateriale dell’Umanità è però ancora lungo e in salita. Alla fine del 2022, con buona ragionevolezza potrebbe già essere pronta una prima bozza del dossier.

FOTO

Il contenuto di questa campagna promozionale rappresenta soltanto le opinioni dell’autore ed è di sua esclusiva responsabilità. La Commissione europea e l’Agenzia esecutiva europea per la ricerca (REA) non accettano alcuna responsabilità riguardo al possibile uso delle informazioni che include.

Il Consorzio per la Tutela dei Vini della Valpolicella, oltre ad essere in prima linea sul fronte per la candidatura della tecnica della messa a riposo delle uve a patrimonio immateriale dell’umanità, è uno dei partner della campagna europea “That’s Amore – European lifestyle: taste wonderfood”, che ha l’obiettivo di promuovere e incentivare la diffusione e la conoscenza sul mercato italiano, tedesco e della Repubblica Ceca dei prodotti certificati e con alti standard qualitativi e di sicurezza alimentare oltre che fortemente rappresentativi del territorio di origine e produzione. Oltre ai vini tutelati dal Consorzio Valpolicella quali l’Amarone della Valpolicella DOCG, il Valpolicella DOC, il Valpolicella Ripasso DOC e al Recioto della Valpolicella DOCG, gli altri protagonisti della campagna sono alcuni dei fiori all’occhiello del made in Italy quali il formaggio Asiago DOP, il Riso Nano Vialone Veronese IGP, l’Olio extra vergine di oliva Garda DOP, l’Olio extra vergine di oliva Tergeste DOP e l’Olio extra vergine di oliva Veneto DOP, tutte varietà tutelate dall’Associazione Produttori Olio Verona.

Cenni storici sulla tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella

La tecnica dell’appassimento in Valpolicella ha una storia antica come la vite: già nel 580 d.C., Cassiodoro, consigliere del re ostrogoto Teodorico, descrive in una lettera al re la tecnica di appassimento della Valpolicella, spiegandone le ritualità e le connessioni con la comunità. Si tratta di un elemento culturale che rispecchia la storia sociale, politica, economica, di questo territorio e ne manifesta la sua evoluzione. Quando nella seconda metà del 1200 i nuovi “sovrani” volevano ridimensionare questo territorio, la prima decisione fu quella di adottare uno “statuto” per vietare la tecnica di appassimento (ci si riferisce allo “statuto” del 1276 di Alberto della Scala).

Un secolo dopo la tecnica venne ripristinata e da allora descritta da tutti i letterati rinascimentali non semplicemente come una tecnica vitivinicola ma come espressione di un profondo radicamento culturale e identitario. Il lento appassimento delle uve che, appena raccolte, sono poste sulle “arele” ovvero su dei graticci di canna di palude, rispecchiano, infatti, pienamente l’evoluzione culturale di questo territorio e delle sue genti e le sue vocazioni storiche. Le stesse “arele” erano anticamente utilizzate per l’allevamento dei bachi da seta e, con il venire meno di questa tradizione, furono “riciclate” per l’appassimento dell’uva. L’architettura rurale della Valpolicella rispecchia questa tradizione, con la costruzione dei cosiddetti “fruttai”, i luoghi fisici in cui le “arele” sono poste, costruiti secondo la direzione dei venti e in posizioni tali da consentire un basso livello di umidità e una elevata ventilazione naturale.

Questa tecnica si è evoluta nel tempo subendo anche gli effetti dei cambiamenti climatici come già rilevava il letterato Benedetto Del Bene nel 1791 nel suo studio “Sopra una nuova maniera di fare il vino” quando, descrivendo la tecnica e la sua connessione con la società della Valpolicella, sottolineava gli effetti climatici, e dei suoi mutamenti, sulla stessa tradizione.
La tecnica dell’appassimento delle uve, lungi dall’essere solo uno strumento indispensabile per la produzione di un vino di qualità, rappresenta, da oltre 1500 anni, la comunità della Valpolicella tanto che vi è una totale identificazione tra tale tecnica e il territorio. Non è un caso che molte siano le leggende, le storie popolari, le ritualità, i modi di dire dialettali, le feste popolari come il Palio del Recioto che si svolge durante il periodo pasquale, che richiamano la tecnica dell’appassimento o si fondano su essa.

Con questa consapevolezza, diversi anni fa è stato promosso il progetto di candidatura e sono stati avviati i lavori per la redazione del dossier: con il supporto della Regione Veneto, è stato istituito il Comitato promotore, composto dai soggetti maggiormente rappresentativi delle comunità di praticanti l’elemento, e ora avviamo il percorso per la patrimonializzazione dell’elemento.
In questa logica, tutte le comunità promotrici hanno avvertito la necessità di costituire un comitato scientifico che supporti questo percorso, indirizzandolo e precisandolo, nonché aiutandolo nella interlocuzione con le istituzioni nazionali ed internazionali.

Ufficio stampa

Sopexa Italia -Tel. 02.86.37.41 – ufficiostampa@sopexa.com

linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram